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#196 Termostati di sicurezza con contatti in scambio

Se nel progetto di una macchina viene inserito un termostato di sicurezza, a contatto come i TK32 o a bulbo fa poca differenza, è perché si prevede che la temperatura possa andare oltre i limiti di sicurezza e debba così intervenire un limitatore a salvaguardare l’apparecchio. Ma come faccio a sapere che è intervenuta una sicurezza? Ci si può accontentare di una macchina che si ferma?

Chiaramente la priorità è salvare la macchina ed evitare che venga danneggiata da un’anomalia. O, peggio, che si instauri un principio di incendio, con tutte le conseguenze che ne possono derivare. Ma a volte può essere utile venire informati del fatto che la nostra macchina non sta lavorando per cause da definire. E far partire un allarme potrebbe essere una soluzione che ci consente di intervenire in tempi brevi, ma come possiamo fare?

Esistono alcune soluzioni meccaniche che soddisfano le nostre esigenze.

La prima, che poi è la più comune, è quella di usare un termostato bimetallico con i contatti normalmente aperti. Ciò significa che in condizioni normali e a temperatura ambiente, i contatti sono aperti e non passa la corrente. Dopodiché, raggiunta la temperatura su cui è tarato, i contatti andranno a chiudersi e di conseguenza ci sarà un passaggio di corrente che nel nostro caso potrebbe far partire un allarme acustico o visivo, ad esempio una luce d’emergenza oppure una ventola. Ma questa è una soluzione in aggiunta alla sicurezza, che è quella che, al contrario, apre i contatti fermando il funzionamento della macchina. Questo compito può essere eseguito da un normale termostato bimetallico con contatti normalmente chiusi.

Questa soluzione prevede quindi l’uso di due termostati a contatto, che devono essere posizionati nel punto in cui si deve rilevare la temperatura. Questo però non è sempre possibile. Perché per certe applicazioni è indispensabile poter intervenire da un punto distante da quello nel quale dobbiamo rilevare la temperatura.

A questo proposito, abbiamo visto che è possibile concentrare in un unico dispositivo una protezione e un intervento. Questo avviene con i cosiddetti contatti in scambio, vale a dire un dispositivo con contatti normalmente chiusi dove, nel momento in cui il dispositivo interviene, i contatti vanno a chiudere un secondo circuito, collegato al primo ma inizialmente su posizioni aperte, schematizzato in SPDT.

Questa è normalmente una peculiarità dei termostati a bulbo. Ma nella vasta gamma di R&D Components esistono anche dei protettori termici con contatti in scambio (Articolo 67 e 68).

contatti in scambio

Esiste però anche una versione di termostato a bulbo di sicurezza, con riarmo manuale, e con i contatti in scambio, come il modello della serie SP dei nostri partner spagnoli di TECASA. Agisce come un normale termostato a bulbo di sicurezza. Quindi, se si raggiunge la temperatura su cui è tarato interviene e apre i contatti e, interrompendo l’alimentazione, evita che la macchina continui a surriscaldarsi. Per ripristinare il termostato sarà necessario premere il pulsante di riarmo, e quindi servirà un intervento attivo e volontario (possibilmente consapevole) di un addetto ai lavori. Mentre i contatti erano aperti e la macchina non funzionava però è avvenuto lo scambio. E quello che prima era un circuito dormiente, non alimentato, è diventato funzionante. In questo modo diventa possibile far partire una ventola, un allarme o qualsiasi tipo di segnale per informare che la macchina si è fermata.

Quindi si tratta di una protezione per la sicurezza e di un intervento che avvisa che la macchina è ferma, tutto in un unico, piccolo e compatto dispositivo.