#235 COME SAPPIAMO SE IL DISPOSITIVO È INTERVENUTO?
Una macchina o un apparecchio si surriscaldano e improvvisamente si fermano, mettendo la macchina a riposo e consentendo alla temperatura di tornare alla normalità. Noi sappiamo che questo accade perché è intervenuto un termostato, o altro dispositivo simile. Ma se non fossimo posizionati in prossimità della nostra macchina, ad esempio un elettrodomestico, come faremmo a capire che un dispositivo di protezione è intervenuto?
Un circuito si apre e una macchina si ferma, ma un altro circuito che prima era aperto si chiude e a quel punto può intervenire in modo attivo, ad esempio facendo partire una ventola di raffreddamento.
È quello che succede se mettiamo in serie un termostato normalmente chiuso e un normalmente aperto, tarati alla stessa temperatura.
Questo sistema però non garantisce un’azione simultanea con la macchina che si ferma e la ventola che parte. Perché in entrambi i casi dobbiamo considerare la tolleranza.
Mi spiego con un esempio. Se la sicurezza di una macchina è garantita da un termostato di 70°C+/-3°C significa che questo potrà intervenire tra 67°C e 73°C.
Se vogliamo che, una volta intervenuta la sicurezza, si possa partire con una ventola di raffreddamento dobbiamo affiancare nello stesso punto un termostato con contatti normalmente aperti che lavori alla stessa temperatura. Di conseguenza anche questo secondo dispositivo sarà un 70°C+/-3°C con un potenziale intervento tra i 67°C e i 73°C.
Facile capire che le possibilità che entrambi i dispositivi intervengano alla medesima temperatura sono piuttosto flebili. Questo potrebbe non essere un problema, dato che si potrebbe anche mettere il termostato di azionamento della ventola a una temperatura più alta, ad esempio a 75°C. Ma tutto dipende dal progetto e dal reale motivo per cui si decide di fare ricorso a un termostato di azionamento.
Fin qui mi sono limitato a parlare di una ventola di raffreddamento. In realtà potrebbe tranquillamente essere un segnale acustico, un allarme, una spia luminosa. Quando diventa obbligatorio intervenire, o essere informati, non appena il termostato di sicurezza è intervenuto, non possiamo affidarci alla soluzione del doppio termostato ma dobbiamo per forza passare all’utilizzo di un dispositivo con i contatti in scambio, definiti anche SPDT.

In pratica abbiamo un contatto normalmente chiuso che nel momento in cui si apre andrà a chiudere un contatto inizialmente aperto.
Questa è una soluzione che viene utilizzata nei termostati a bulbo, per esempio quelli nei forni, ed è stata sviluppata sia per i termostati regolabili, che per quelli di sicurezza, con riarmo manuale.


Esistono però anche dei protettori termici realizzati con questa configurazione. Sono gli AM03DT di TOMIC, prodotti anche in una versione con PTC, gli AMR03DT. Questi interverranno una volta raggiunta la temperatura, andranno a chiudere il contatto che azionerà una segnalazione (acustica, luminosa o altro). Intanto il PTC manterrà la temperatura e non si ripristinerà fintanto che non verrà scollegato manualmente e volontariamente dall’alimentazione elettrica.
Ogni progetto ha le sue criticità, ogni criticità la sua soluzione. E uno staff preparato e presente sul mercato come quello di R&D Components è la scelta migliore per trovare il prodotto più adatto a qualsiasi applicazione.