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#210 RIPRESA O CORSA DOPATA?

Ogni anno dico che non ha molto senso fare un’analisi della situazione a inizio stagione, senza poter analizzare concretamente alcun dato e basandosi solo sulle nostre sensazioni, come si usa dire, navigando a vista. Ma poi costantemente mi ritrovo a condividere una mia analisi del mercato in un particolare momento (RDS art. 76125170).

Se devo basarmi su fatturato ordinato devo dire che questo 2026 promette bene. Molti mercati si stanno muovendo discretamente, alcuni erano già ripartiti nel corso del 2025 e stanno continuando a lavorare con costanza. Qualche altro mercato invece sta andando un po’ a rilento, ma nel suo complesso tutti sembrano muoversi.

Iniziano a concretizzarsi anche alcune trattative che inseguivamo da tempo e finalmente cominciano a prendere forma, così come alcuni progetti avviati tempo fa e che ora sembrano destinati a produrre i loro frutti.

Inoltre, molte società, in seguito a una serie di incertezze mondiali che noi tutti conosciamo, si sono portate avanti e hanno iniziato a fare una programmazione del materiale per i prossimi 5 o 6 mesi o addirittura per tutto l’anno.

E questa è la chiave del discorso. Tutto questo ci offre la conferma di ordini programmi, ma non la certezza che essi siano la conseguenza di una necessità economico produttiva o non piuttosto una reazione alla complessa situazione del momento.

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Questa volta sembrerebbe una crescita più naturale e non dopata da situazioni esterne e artificiali, ma sappiamo tutti che gli ostacoli non mancano. Alcune materie prime sono aumentate a dismisura, una su tutte l’argento, utilizzato nei contatti dei termostati, dei protettori termici e anche perfino nei termofusibili. A questi aumenti dobbiamo aggiungere anche quello del petrolio, al quale potrebbe fare seguito una reale crisi di approvvigionamento se non viene risolta la chiusura dello Stretto di Hormuz. Tanto è vero che i Paesi del G7 si stanno già muovendo per autorizzare lo sblocco delle riserve di petrolio, accantonate in caso di necessità.

In aggiunta a tutto questo abbiamo nuovi scenari di guerra, senza avere ancora risolto il conflitto in Donbass, che sembra sempre aprirsi a spiragli di pace ma fino ad ora mai raggiunta.

Il conflitto in Iran, se non si chiudesse nelle prossime settimane, potrebbe diventare qualcosa di fortemente impattante per le nostre economie. Questo perché sta colpendo un’area particolarmente strategica. Inoltre, fermo restando la più forte e incondizionata condanna a qualsiasi guerra per ovvie ragioni morali e umane, non si deve fare l’errore di mettere il raggiungimento forzato di uno stato democratico come condizione base per il benessere di un paese. In realtà non è la democrazia a portare il benessere, ma il lavoro e l’economia. Quando sono presenti in un territorio portano al raggiungimento del benessere, e il benessere a raggiungere le proprie ambizioni economiche e sociali, e quindi gradualmente a raggiungere la democrazia. Ma l’economia ha bisogno di pace, di sicurezza e della possibilità di interscambi globali senza tifoserie e senza catalogare tutti in buoni e cattivi. 

Senza pace perdiamo solo mercati che hanno bisogno dei nostri prodotti così come noi abbiamo bisogno delle loro materie prime o del loro mercato come sbocco per le nostre produzioni.

La totale assenza di fonti di informazioni sicure e neutrali ci complica sicuramente la possibilità di avere una visione distaccata e oggettiva della situazione. Dobbiamo affidarci a quanto viene riportato dei vari organi di informazione di parte, cercando magari di sentire più campane. Nonostante tutto, tutti noi andiamo avanti, come recita il nostro slogan. E in un momento difficile il miglior consiglio che posso dare ai miei clienti è quello di considerare attentamente una programmazione a lungo raggio, per lo meno per quei prodotti standard che comunque saranno sempre usati nelle vostre produzioni.