#165 MEC-SPE 2025: una buona edizione, ma non tutto è certo
Si è da poco conclusa a Bologna la ventitreesima edizione di MEC-SPE, la fiera dedicata alla meccanica specializzata per l’industria e l’automazione. E per la seconda volta R&D Components era nella lista degli espositori.
Lo scorso anno, in un mese denso di eventi, abbiamo partecipato per la prima volta alla fiera MEC-SPE. Quella è stata la seconda edizione di ELETTRONICA ITALIA, una sezione specializzata di questa fiera, dedicata ai diversi aspetti dell’automazione industriale e della relativa componentistica.
Non è mai facile quantificare l’esito della partecipazione a una manifestazione fieristica perché sono molti i fattori e gli aspetti da valutare. Ma possiamo affermare che nel suo complesso anche questa edizione di MEC-SPE sia stata tutto sommato positiva. Se devo sottolineare un aspetto particolare che mi colpisce di questo evento sono i contatti locali che riusciamo a raggiungere. E non significa per forza che si stia parlando di piccole realtà imprenditoriali che non vanno oltre un mercato provinciale. No, non è questo il target dei contatti avuti, anzi, in qualche caso parliamo di Società che operano a livello internazionale.
Questo processo segue un lungo percorso che non sempre è possibile quantificare o identificare perché un contatto preso in una fiera può restare in stand-by per molto tempo prima di dare i risultati attesi. Il giudizio che esprimo su MEC-SPE, e nella fattispecie su ELETTRONICA ITALIA, è comunque nel suo complesso positivo. Anche perché la nostra gamma ci consente di far fronte a richieste provenienti da mercati molto diversi tra loro.

Non posso dire altrettanto del polo fieristico di Bologna e della gestione e organizzazione di questo impianto, a partire dall’obbligo di lasciare una cauzione di € 300,00 per entrare e allestire lo stand pagato e considerando una tempistica massima di 90 minuti, trascorsi i quali, se non si ha lasciato il polo fieristico, si perde la caparra che viene incassata dalla fiera.
Oppure l’impianto elettrico in comune tra più stand e centralizzato. Il primo che arriva accende incuneandosi nello spazio tra il muro della fiera e il retro dello stand, fino a raggiungere il contatore elettrico e metterlo in posizione ON, mentre l’ultimo che se ne va spegne tutto, facendo lo stesso percorso. E di conseguenza tre o quattro stand sono accomunati dallo stesso “destino elettrico”. A raccontarlo fa ridere, ma se pensiamo che un numero importante di espositori arrivava anche dall’estero non ci fa fare una grande figura e, personalmente, mi fa un po’ meno ridere.
Tralascio la gestione della temperatura. Correvano tra gli espositori teorie diverse, quasi leggende, tra chi diceva che le porte restavano costantemente aperte, oppure il riscaldamento veniva spento a metà giornata, oppure ancora un’aria condizionata tenuta al di sopra della soglia necessaria. Fatto sta che la sensazione (si fa per dire) era quella di avere freddo all’interno degli stand. E mi è capitato molto raramente, nonostante abbia partecipato, o semplicemente visitato fiere in inverno e, ad esempio, in Germania.
Infine, lo stesso polo fieristico di Bologna, pur essendo relativamente nuovo e in buone condizioni, risulta essere alquanto confuso e di non facile orientamento. Questo spesso accade nelle realtà che crescono e si sviluppano gradualmente nel corso degli anni, si pensi ad esempio alla vecchia fiera di Milano, prima che diventasse Milano City, oppure quella di Francoforte o di Hannover.
Nulla di insolito ma sono fermamente convinto che Bologna stia crescendo fieristicamente molto bene, e per questo si meriti un polo adatto ai risultati raggiunti.