#213 IL CAMBIAMENTO DI MCE
Fino all’edizione del 2016 e forse anche quella del 2018, la MCE, Mostra Convegno Expocomfort, era un evento che coinvolgeva i più grandi nomi del riscaldamento che si sfidavano con stand enormi e ingenti investimenti in immagine, gadget e accoglienza, per poter coinvolgere e attirare il maggior numero di installatori. Il polo fieristico di Rho era interamente occupato e a volte i padiglioni più grandi erano occupati al 60% o più da uno solo di questi giganti delle caldaie a muro. Ma col tempo le cose sono cambiate e nel 2026 abbiamo visto una versione diversa di MCE. Il mondo cambia e le fiere si adeguano, o così dovrebbe essere.
Il mondo cambia in continuazione e in modo spesso burrascoso e se non si riesce a cavalcare l’onda si rischia di sparire. Questo concetto vale anche per il mondo fieristico che sta cambiando e ha visto durante il 2020 e negli anni seguenti, quelli delle limitazioni Covid, un drammatico spartiacque che ha accelerato un processo che lentamente si stava muovendo già da alcuni anni.
Queste società hanno colto l’occasione dei divieti imposti ai tempi della pandemia per non partecipare alla fiera e orientare le proprie scelte di marketing su altri tipi di investimenti; probabilmente hanno constatato che questa strategia funziona e molti protagonisti di questi eventi fieristici hanno ritenuto più vantaggioso dedicarsi a progetti diversi da quelli che portavano alla partecipazione alle fiere, con grande dispiacere dei raccoglitori seriali di gadget, e degli organizzatori di gite e trasferte di pullman di idraulici e installatori che a ondate si presentavano alla MCE, soprattutto quando anni fa comprendeva anche il sabato. Tuttavia, se queste aziende leader non presenziano più a certe fiere, per contro i loro responsabili tecnici e a volte anche degli acquisti, vengono comunque a visitare una fiera come MCE, perché i reparti di componentistica e subfornitura sono ancora presenti e, come nel caso di R&D Components, continuano a esporre.

Stando alle informazioni comunicate dall’organizzazione, si è trattato di un grande successo, oltre 1600 espositori, dei quali più del 35% esteri, e più di 120.000 visitatori in quattro giorni. Sono numeri molto importanti ma chi esponeva abitualmente a questo evento non ha potuto fare a meno di notare la grande assenza di nomi importanti, il ridimensionamento di chi è rimasto e molti, molti spazi vuoti, intere porzioni di padiglioni completamente libere.
MCE è sempre stata il riferimento per il mondo della ventilazione e dell’aria condizionata, del riscaldamento, e conseguentemente della componentistica di questi settori. Tre fiere (minimo) in un solo evento, tre fiere che a volte combaciano per interesse, altre volte meno ma che possono essere comunque accorpate.
Un evento che a mio avviso ha saputo ripartire e resistere alle conseguenze di un cambiamento che poteva essere devastante, ora però la sfida continua e gli organizzatori di MCE dovranno essere capaci di decifrare i segnali e reagire incontrando le richieste del mercato.
Sì, perché comunque un punto d’incontro serve sempre ed è necessario. Le fiere non sono finite, non è cessata la loro importanza, ma sono cambiate e capire il cambiamento e cavalcare l’onda sono sempre le cose più difficili da fare.
Un fattore con cui dovranno sicuramente fare i conti sono i costi di partecipazione. Da un lato sappiamo tutti quanto sia costosa Milano, una città che può offrire molto, ma che chiede a sua volta molto, e un polo fieristico come quello di Rho, tra i più belli d’Europa, ha sicuramente costi di gestione elevati, che si ripercuotono di conseguenza sui partecipanti. Esistono però alcuni accorgimenti che potrebbero indurre un taglio indolore dei costi. Mi permetto di dare tre indicazioni (o suggerimenti) in merito. Da sempre MCE ha stand con strutture molto alte, le pareti che dividono gli stand sono di 4 metri, e questa altezza, mi dicono gli allestitori, complica la vita al loro lavoro e ai loro costi. Sono indispensabili pareti così alte?
Alla HOST dello scorso ottobre era stata introdotta una novità, non fondamentale ma di grande lungimiranza, perché l’orario di inizio era stato fissato per le 10:00. Questa, al di là di quello che si può pensare, non è una soluzione banale, significa in realtà bypassare il traffico di punta delle tangenziali milanesi, ridurre le code e contribuire a non costipare il traffico, ma significa anche che chi non abita in zona e si trova a un’ora o più di distanza, potrebbe valutare di non dormire a Milano, e di ritornare a casa tutte le sere, tagliando sui costi di vitto e alloggio.
Infine, la fiera dura 4 giorni, che per chi arriva da fuori significano almeno 4 notti di alberghi e 4 cene ai ristoranti. Ma servono ancora 4 giorni per una MCE? Non potrebbe essere presa in considerazione l’idea di concentrare tutto in 3 giorni?
Quindi, riduciamo i costi di allestimento, ritardiamo l’ingresso, consentendo a qualcuno di tagliare sui costi, e riduciamo i giorni. Ecco che un evento storico salito alle stelle potrebbe, senza grosse rinunce da parte degli organizzatori, diventare un po’ più economico e sotto certi aspetti recuperare in competitività.
Le fiere sono ancora un importante veicolo di dialogo e di incontro, continuerò a ripeterlo all’infinito, e per chi come R&D Components ha una gamma molto vasta è chiaro che aumenta l’importanza di esporre e la possibilità di essere presenti a numerose manifestazioni.
Una via nel mondo fieristico l’ha sicuramente tracciata la Coiltech di Pordenone, indicando a mio avviso in modo molto chiaro quello che può essere il futuro delle fiere, che passa sicuramente attraverso un ridimensionamento dell’evento e in molti casi nella perdita della spettacolarizzazione. Si dice anche che il vino migliore sia nelle botti più piccole, ecco, l’importante è che non sia cartone.