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#176 Il declino della CWIEME

Non sono abituato a parlare delle numerose fiere che visito. Le fiere sono una parte degli argomenti che trattiamo su R&D Social e non lo scopo di questa campagna di comunicazioni on-line. Normalmente tendo a rendicontare le manifestazioni che ci vedono protagonisti come espositori, e non quelle che semplicemente visitiamo. Ma in questo caso vorrei occasionalmente fare alcune considerazioni per quello che per anni è stato un evento fieristico leader incontrastato nel settore degli avvolgimenti e dei motori elettrici, la CWIEME di Berlino, i cui momenti di gloria però sembrano appartenere a un passato sempre più lontano.

Ricordo bene agli inizi degli anni Duemila che l’appuntamento di Berlino era una tappa molto importante nel mondo degli avvolgimenti. La fiera CWIEME era in costante crescita e per visitarla potevano servire anche un paio di giorni. Veniva pubblicizzata con un cartoncino pieghevole e una grafica poco accattivante, che veniva spedito via posta. Al suo interno erano illustrati tutti i settori del mondo dell’avvolgimento che la fiera andava a trattare.

Era caratterizzata da una scelta molto innovativa fatta dagli organizzatori, vale a dire la totale gratuità del biglietto d’ingresso per i visitatori (purché la registrazione avvenisse entro la data indicata, altrimenti l’ingresso era oneroso, e tra l’altro da pagare in sterline) e una durata non eccessiva, di tre giorni. Sono abbastanza convinto che la combinazione di una fiera estremamente circostanziata, in questo caso l’unica del settore, e l’ingresso gratuito dei visitatori abbiano contribuito molto alla fortuna di questa manifestazione che ha sempre avuto cadenza annuale.

I grandi protagonisti del mondo della protezione termica non sono rimasti estranei a questo evento così come i nostri partner. Ed ecco che TMCALBOL con TOMIC e perfino THERMOREX (non proprio nel suo settore ideale) hanno iniziato ad esporre scegliendo di essere presenti a questa manifestazione. A queste condizioni CWIEME iniziava a diventare un appuntamento al quale R&D Components non poteva mancare. Puntualmente, ogni anno, era un impegno fisso per incontrare i nostri fornitori, studiare la concorrenza e capire come si muoveva il mondo degli avvolgimenti. 

La manifestazione si affermava sempre di più ma iniziava a venire meno l’elemento innovativo. Inoltre, Berlino non è mai stata una città economica, come non lo è Milano d’altronde. A questo punto l’organizzazione non ha ritenuto necessario ascoltare le prime segnalazioni e i primi malumori che nascevano a causa dei continui adeguamenti dei costi. D’altro canto, in quegli anni, se la memoria non mi inganna, il mondo dei motori elettrici e degli avvolgimenti non aveva una fiera tutta sua.

Veniva infatti ospitato in manifestazioni più o meno affini, come il BIAS e l’INTEL di Milano, come la MCE (sempre a Milano ma giusto per i motori e le pompe intesi come prodotti finiti) oppure all’estero si andava alla fiera di HANNOVER o qualcuno a Monaco all’ELECTRONICA, ma sempre come ospiti e mai da protagonisti. CWIEME ha avuto il grande merito di riunire questi mondi in un’unica fiera dedicata e altamente qualificata. Il successo è stato totale e alla fine ha superato i confini europei e presto sono arrivati anche espositori asiatici, soprattutto cinesi e indiani.

Nel 2010 però, alle porte di Milano, un piccolo gruppo di persone guidate da Sebastian Küster realizza la prima edizione della COILTECH. Una nuova fiera rivolta al mondo degli avvolgimenti, realizzata a Pordenone e definita low cost. Poche regole, chiare ma vincenti: due giorni di fierastand low cost con identica metratura per tutti e chiavi in mano, ingresso gratuito. Insomma quell’offerta che a prima vista pensi di non poter rifiutare, quel “perché no, proviamo”. Dopo una prima edizione che ho avuto l’intuito ma anche il privilegio e la fortuna di poter visitare e che avrei definito disastrosa, la COILTECH ha iniziato a prendere piede. R&D Components era presente già dal secondo anno e onestamente, devo dire, per volontà del mio partner TMC, più che mia. Ma la sola presenza a questo evento mi ha subito convinto dell’importanza che aveva e che avrebbe avuto in futuro.

Qualche anno dopo l’allora export manager di TMC definì COILTECH una piccola copia di CWIEME, una piccola fiera poco più che locale. Ma il mio collega Matteo Butti replicò che nel giro di qualche anno Pordenone avrebbe superato Berlino. Non so se lo disse per spirito patriottico offeso o se ebbe da veggente una premonizione, ma ci prese in pieno. 

Oggi COILTECH è un evento vivo, dinamico, crescente, con un’affluenza enorme. Dal 2021 si è ampliata creando una COILTECH anche in Germania, che ha dato uno scossone tremendo a CWIEME. La maggior parte degli espositori che una volta andava a Berlino, oggi si divide tra una delle due COILTECH, alle quali quest’anno si è aggiunta COILTECH USA.

Col tempo la trasferta di Berlino per noi si è orientata verso una tipica “toccata e fuga”. Milano è ben servita con i voli e lo stesso vale per la capitale tedesca, così abbiamo iniziato a prendere il volo la mattina presto e a tornare in giornata, dapprima in serata, poi sempre prima. Mercoledì 4 giugno, la nostra ultima visita, siamo partiti alle 8:00 da Linate e siamo rientrati da Berlino con il volo delle 14:30. Credo che sia stata la nostra ultima volta alla CWIEME. Mentre fino a qualche anno fa esponevano diversi produttori di sonde di temperatura o di termostati bimetallici, quest’anno abbiamo incontrato solo un paio di produttori di protettori termici. Francamente mi è sembrato non valga più la pena di visitare questo evento. Il calendario di R&D Components sta diventando troppo fitto e una scrematura degli impegni inizia ad essere obbligatoria. 

Sul volo di andata, una volta atterrati, ma ancora sull’aereo, una ragazza dietro di me ha riconosciuto un signore davanti a me, e si sono parlati. Ovviamente la mia posizione nel mezzo mi ha costretto a sentire la loro conversazione. Entrambi andavano in CWIEME, ma quest’anno lei non esponeva, come ha fatto lo scorso anno e, conclusione lapidaria, ha anche affermato che con il costo di Berlino, ci pagano sia Pordenone che Augsburg. 

Per conto mio non ho altro da aggiungere.